domenica 10 luglio 2016

Consigli di lettura- Più di quanto tu riesca a immaginare, Nunzio Fiore.

Si tratta di un ebook distribuito gratuitamente in rete nel 2006, il cui unico prezzo è quello di "consigliarlo agli amici, se vi è piaciuto".
La vicenda è narrata in prima persona da Giulio Poesia Mariposa Senior, che ripercorre le tappe della sua vita legate alla scoperta e alle origini del suo particolare nome. Una vicenda a tratti toccante e una narrazione scorrevole.

Incipit:
"Se ti viene dato il nome di Giulio Poesia Mariposa Senior, è lecito il dubbio che qualcuno voglia manovrare i fili del tuo destino".

sabato 9 luglio 2016

Sociologia generale- religione (cenni).

La religione ricorre a una serie di simboli per ispirare sentimenti di riverenza o di timore ed è collegata a riti o cerimonie praticati dalla comunità dei credenti.

La magia è il tentativo di influenzare gli eventi con l’uso di posizioni, formule o pratiche rituali.

Religione: cerimonie regolari, svolte in luoghi particolari, a cui prende parte la comunità dei credenti.

Magia: praticata da individui e non da una comunità di credenti.

Karl Marx e la religione.

La religione è un insieme di idee e valori prodotti dagli esseri umani nel corso del loro sviluppo culturale, ma erroneamente proiettati su forze o personificazioni divine (L. Feuerbach).

La religione rappresenta l’autoalienazione umana, valori e idee creati dall’uomo, ma considerati il prodotto di esseri estranei o separati.

La religione è l’oppio dei popoli, rimanda felicità e ricompense alla vita ultraterrena e insegna l’accettazione delle condizioni date nell’esistenza presente.

Émile Durkheim e la religione.

“Una religione è un sistema coerente di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate e proibite, che riuniscono in una stessa comunità morale, chiamata chiesa, tutti coloro che vi aderiscono”.

venerdì 8 luglio 2016

Sociologia generale- Potere e politica.

L’autorità è una forma legittima di potere, quanti sono soggetti all’autorità acconsentono “spontaneamente” a essa. L’autorità conferisce “forma” e stabilità alla potenza.

Max Weber (1922), secondo un’impostazione largamente utilizzata sino ad oggi, distingue tre tipi di

potere legittimo (autorità): potere tradizionale; potere razional-legale; potere carismatico.

Il potere è dunque un relazione sociale asimmetrica; in base ai rapporti di forza presenti nella

società tra i soggetti culturali, politici ed economici, si impone un certo ordine sociale e si

determinano alcune possibilità di mutamento; chi esercita potere è definito élite o classe dirigente,

(economica, ideologica, politica): in ogni campo, è sempre una minoranza che si impone e governa

la maggioranza (teoria della classe dominante “versus” teoria delle élites).

Lo Stato consiste in un apparato politico che esercita su un determinato territorio il monopolio

legittimo della forza fisica. Lo Stato-nazione è uno Stato in cui la grande maggioranza della

popolazione è composta da cittadini che si considerano parte di una medesima nazione.

La maggior parte delle società moderne sono Stati-nazione (forma dominante della politica

contemporanea).

Due forme di sistema politico: democrazia (governo del popolo. Diretta e rappresentativa) e

autoritarismo.

Paradosso della democrazia: La democrazia si diffonde in tutto il mondo , Crescono

l’insoddisfazione e l’indifferenza per la democrazia.

giovedì 7 luglio 2016

Sociologia generale- Positivismo e neo-positivismo.

Positivismo.

La sociologia (con Comte, Spencer, Mill) nasce dal positivismo del XIX secolo: Il positivismo sociologico nato in Francia e in Inghilterra, concepisce la sociologia come scienza sintetica (uso confermativo della storia), interessata alle istituzioni, alla dinamica della morale e delle idee, con intenti, a tratti, tecnocratici. Con Émile Durkheim (positivista) questa disciplina si avvia ad essere una Scienza Analitica.

Per Durkheim, dall'opera Le regole del metodo sociologico, il fatto sociale è: “qualsiasi modo di fare, stabilito o no, che eserciti sull’individuo una costrizione esterna” (= REGOLA COLLETTIVA). Le caratteristiche del fatto sociale sono: Esteriorità, Generalità e Coercitività .

Come si studia il fatto sociale?

1)Il fatto sociale deve essere considerato come una “cosa” indipendente dalla volontà degli attori sociali;

2)Un fatto sociale ha sempre la sua causa in un fatto sociale antecedente (la struttura della società è la causa dei fatti sociali);

3)Una volta affermatosi, il fatto sociale svolge una funzione per il tutto (serve a qualcosa) che retroagisce sulla sua causa.

Neo-positivismo.

Nasce negli anni ’20 e ’30 ad opera del “Circolo di Vienna” (Hempel, Carnac, per un certo periodo Popper) i cui principali esponenti (scienziati e filosofi ad un tempo) saranno costretti ad emigrare negli USA con l’avvento del Nazismo. Esso dà vita a quella prima corrente del neo-positivismo detta positivismo logico che ha dominato la scienza (in gran parte anche le scienze sociali, soprattutto in area anglosassone) fino agli anni ’60. Il positivismo logico si fonda su: riduzione della riflessione filosofica all’epistemologia e alla metodologia; un’affermazione ha senso solo se può essere verificata empiricamente; matematica e statistica sono il fondamento del linguaggio scientifico.

Dopo gli anni ’30, l’evoluzione di questi principi fu guidata dai cambiamenti ontologici provocati dal principio di indeterminazione di Heisenberg e dalla teoria della relatività di Einstein: viene meno la certezza assoluta della scienza ed il mondo naturale appare maggiormente dominato dalla logica probabilistica. Ciò getta le basi per l’adozione del criterio falsificazionista (introdotto e studiato da Karl Popper) in luogo del vecchio criterio verificazionista: Il sapere non è mai definitivo ed assoluto ma solo provvisorio (nonostante la realtà “esista di per sé”); un’ipotesi per essere scientifica deve essere falsificabile: il controllo scientifico non avviene in positivo ma solo in “negativo”.

Paul Lazarsfeld (1901-1976), austriaco emigrato negli USA, è stato il principale esponente del neo-positivismo in sociologia. Egli ha fornito il supporto metodologico e tecnico al funzionalismo (in particolare quello di R.K. Merton, con il quale ha dato vita alla c.d. Scuola della Columbia University) – la corrente dominante in sociologia dagli anni ’30 agli anni ’60. Per Lazarsfeld: I fenomeni sociali (compreso l’individuo) vanno studiati attraverso il linguaggio delle variabili, cioè ridotti alle loro proprietà ed attributi statisticamente analizzabili; Il compito principale della ricerca sociologica è studiare la relazione tra variabili.

Dopo gli anni ’60 il positivismo logico viene ulteriormente superato in una nuova versione (da alcuni definita post-positivismo) per cui l’osservazione della realtà empirica, la sua rilevazione e analisi dipendete quasi totalmente dalla teoria adottata (Theory laden, “densa teoricamente”). Il positivismo logico prima e il post-positivismo dopo, mutano il senso della ricerca scientifica, rendono più consapevole il ricercatore che le fa proprie e tuttavia mantengono forti linee di continuità con il positivismo ottocentesco poiché: le tecniche statistiche, il modo di procedere operativo è del tutto simile a quello del primo positivismo; viene mantenuta la fede nella conoscibilità della realtà.

mercoledì 6 luglio 2016

Sociologia generale- sociologia della salute.

Strutturalismo socio-culturale, Durkheim.
Individuazione di una correlazione positiva tra integrazione sociale e salute. La salute è normalità individuata statisticamente. La deviazione dalla normalità è malattia. La malattia per il sistema sociale è la fuoriuscita statisticamente accertabile dalla norma del tipo medio. Non tutto ciò che è malattia per i singoli è dunque malattia per la società.
La coscienza collettiva, una forza culturale e normativa intrinseca all’organismo sociale, è generatrice di salute societaria, in quanto capace di contenere le individualità in una vita d’insieme, pur attraverso periodiche effervescenze e nonostante la presenza di un quid di forze devianti.
Vi sono quattro tipi di forze morali: Altruismo o solidarismo, Egoismo, Fatalismo e Anomia.

Egoismo e altruismo riguardano, dal minimo al massimo, la variabile di integrazione socio-culturale.
Anomia (mancanza di norme sociali e morali o assenza di regolamentazione e sfrenatezza) e fatalismo riguardano, dal minimo al massimo, la variabile della regolamentazione, del controllo sociale.
La salute deriva da ordinamenti sociali in cui c’è bilanciamento tra egoismo e anomia (individualismo)da un lato e altruismo e fatalismo (collettivismo) dall’altro.
Vi sono quattro tipi di suicidio corrispondenti
al prevalere di una delle quattro forze morali:
  1. Suicidio fatalistico delle società dispotiche, sacrificio non intenzionale.
  2. Suicidio altruistico, sacrificio volontario per l’adesione individuale alla coscienza collettiva e alle norme della comunità.
  3. Suicidio egoistico, attenuazione della pressione morale alla conformità sociale, incapacità di percepire la ragione del vivere in società.
  4. Suicidio anomico, anomia da mancanza o inefficacia persuasiva di norme morali, o anomia da effervescenza e attività sregolata.
Max Weber, individualismo metodologico.
Agire sociale quale agire motivato dal senso individuale e rapportato all’agire di altri soggetti.
Vi sono quattro tipologie dell’agire sociale:
- Agire sociale di tipo tradizionale, guidato da regole e conoscenze dettate da abitudini acquisite e consolidate dentro una cultura.
- Agire sociale affettivamente orientato, compiuto sotto l’impulso primario di affetti, emozioni e passioni.
- Agire razionale rispetto al valore, guidato, secondo un obiettivo da perseguire, dai valori religiosi riformati
- Agire razionale rispetto allo scopo, azioni strumentali rivolte esclusivamente all’obiettivo da raggiungere e spiegabili secondo il modello causa effetto.

Weber è il teorico della burocrazia e ne esalta la stabilità. La burocrazia è una forma di governo delle società complesse, è espressione del potere legale razionale (potere impersonale) che nelle società moderne prende il posto del potere carismatico (potere delle società tradizionali ché è legato alla persona che lo esercita).
Questa teoria ci permette la comprensione della moderna organizzazione del sapere e delle pratiche mediche, quali risultato di un processo di razionalizzazione e secolarizzazione. Allo stesso tempo ci rende evidente come e perché il primato della razionalità strumentale nelle cure sanitarie oggi sia messo in crisi da sollecitazioni a favore dei valori e della umanizzazione, negli ospedali e nelle pratiche sanitarie in genere.

Parsons e lo struttural-funzionalismo.
Analisi dell’atto intenzionale dell’attore sociale entro un contesto istituzionale o sistema. Il sistema sociale rappresenta un modo di organizzazione degli elementi dell’azione. Tra sistema e attore c’è interpenetrazione e non inclusione. Ogni sistema sociale deve assolvere quattro prerequisiti funzionali per esistere, che compongono lo schema AGIL:
1.Adattamento (Adaption) – economia -
2.Perseguimento selettivo delle mete (Goal attaiment) - politica –
3.Integrazione sociale (social Integration) – cultura –
4.Mantenimento della latenza (Latency) – controllo -
Parsons spiega salute e malattia in relazione ai ruoli assunti da parte degli individui nella società. La salute coincide con la capacità delle persone di assolvere i ruoli sociali. La malattia è caratterizzata dalla incapacità di assolvere i compiti legati al ruolo. Nel malato si produce infatti un cambio di ruolo: dai ruoli della normalità al ruolo sociale di malato (sick role). Illness è la percezione soggettiva del malessere. Disease è la malattia secondo i canoni bio-medici. Sickness la rappresentazione sociale della malattia.
La relazione medico-paziente.
Paternalismo
Disposizione del medico che, non solo domina il rapporto con il suo paziente attraverso la sua autorità, ma decide del suo destino clinico senza l’obbligo di interpellarlo.

Consumismo
Medico e paziente diventano rispettivamente un venditore e un consumatore. Nella relazione medico-paziente il consumismo è un modello che attrae soprattutto persone di cultura medio-alta. I pazienti domandano un ruolo attivo nella determinazione dei costi sanitari, cercano informazioni e contestano la competenza del medico. Il medico può arrivare alla negoziazione per mitigare le barriere che si creano con il paziente.

Reciprocità
Questo tipo di relazione è definito come ideale. Medico e paziente sono orientati alla discussione critica dei punti in questione e a risolverli. Si tratta di rapporto incentrato sulla relazione (relationship centered).

Noncuranza
I ruoli e i fini nella relazione medico-paziente non sono chiari né esiste nei due attori la volontà di conciliare il dialogo.

Quattro fattori strutturali che hanno modificato la relazione medico-paziente:
Il processo di “anonimizzazione” della figura del medico. Il medico non è più la persona di riferimento per la salute a lungo termine. Lo specialista è in relazione con il paziente solo per il tempo della malattia.

La nuova diagnostica e lo iato tra medico e paziente. Le procedure diagnostiche che sempre più vengono applicate dal medico rendono la comunicazione tra il medico e il paziente più problematica.

Il processo di “giuridificazione” del corpo medico. Il medico nell’intervento nei confronti del paziente deve confrontarsi con una normativa che regola il suo operato.

Il processo di “economicizzazione”. L’entrata di logiche di mercato nel sistema sanitario può comportare forti pressioni sul corpo medico che ne è influenzato in termini di tempo e di scelte di cura.

Il rapporto medico-paziente viene colto – da Parsons – come una relazione tra persone che sono portatrici di ruoli istituzionalizzati, a cui corrispondono diritti e doveri specifici.

Il ruolo dell’ammalato e il ruolo del medico sono così caratterizzati:
a. Intrinsecamente universalistici
b. Funzionalmente specifici
c. Affettivamente neutrali
d. Esercitati in vista della collettività.

martedì 5 luglio 2016

Sociologia generale- salute, malattia, medicina.

Malattia intesa come alterazione dalla norma di variabili biologiche misurabili. Procedure: diagnosi (definire la presenza di una patologia); terapia (intervenire con strategie aventi dimostrata validità); guarigione.
Salute: prospettiva MACRO.
Disuguaglianza (Engels), disuguaglianze di salute generate dal sistema sociale.
Capacità di assolvere ai ruoli sociali (Parsons), malattia come devianza istituzionalizzata.
Il sick role: “Dal punto di vista del funzionamento del sistema sociale, un livello generale di salute troppo basso, cioè una alta incidenza di malattia, risulta disfunzionale. Ciò deriva in primo luogo dal fatto che la malattia rende incapaci a svolgere efficacemente i ruoli sociali. La malattia è uno stato di turbamento nel funzionamento “normale” dell’individuo umano nel suo complesso, in quanto comprende sia lo stato dell’organismo come sistema biologico sia i suoi adattamenti personali e sociali. Essa viene così definita in parte biologicamente e in parte socialmente.
La partecipazione al sistema sociale è sempre potenzialmente rilevante per lo stato di malattia, per la sua eziologia e per le condizioni di successo nella terapia, nonché per altri suoi aspetti ”. (Parsons).
MODELLO BIOPSICOSOCIALE. Visione sistemica: integrazione tra livello biologico, psicologico, sociale. (OMS 1977).
MATRICE A QUADRILATERO. Natura esterna (ambiente fisico costituito dai viventi e dai non viventi), Natura interna (il corpo umano nelle sue componenti biologiche e psicosomatiche), Sistema sociale (luogo delle culture condivise), Persona – Soggetto (doppia natura dell'individuo, io come attore intenzionale e cosciente, sé come social-self, il modo in cui ritiene gli altri lo vedano). (Ardigò 1997).


Le componenti della malattia:
Disease: dimensione biologica della malattia.
Illness: dimensione soggettiva della malattia.
Sickness: dimensione sociale della malattia.
Possono esserci anche solo illness o solo sickness.
Medicalizzazione: processo attraverso il quale un problema non medico viene definito come se fosse un problema medico ovvero, solitamente, come una malattia o un disturbo. (Conrad).
Concettuale, adozione di un linguaggio medico per definire un aspetto non medico.
Istituzionale, il medico può controllare e dirigere segmenti organizzativi in cui vi è anche personale non medico.
Interazionale, nel rapporto medico/paziente un problema viene ridefinito come problema medico.
Illich porta all’attenzione la questione della iatrogenesi, ovverosia della situazione paradossale per cui la medicina, invece di curare,può essere generatrice di nuove patologie. “La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute”.
Iatrogenesi (dal greco iatròs, medico e gennan, generare; ciò che è causato dal medico o dalla medicina) è un termine dal significato neutrale ma che è comunemente usato per indicare patologie, effetti collaterali o complicanze dovute a trattamenti medici. Da un punto di vista sociologico esistono tre forme di iatrogenesi: clinica, sociale e culturale. La iatrogenesi si riferisce il più delle volte alle conseguenze negative delle azioni dei medici, ma può essere riferita anche ad errori attribuibili agli psicologi, terapeuti, farmacisti, infermieri, dentisti e così via.
Iatrogenesi clinica: errore medico, effetti collaterali dei farmaci e degli interventi medici.
Iatrogenesi sociale: introduzione di nuovi bisogni sanitari, medicalizzazione della vita.
Iatrogenesi culturale: fine della “morte naturale”, soppressione del dolore.

lunedì 4 luglio 2016

Sociologia generale- stratificazione sociale.

La stratificazione sociale è un sistema di disuguaglianze strutturate tra gruppi sociali. È così possibile concepire la società come costituita da ‘strati’ ordinati gerarchicamente, dove i privilegiati stanno in alto e i meno privilegiati in basso. La stratificazione sociale può essere determinata da diversi fattori: risorse economiche; genere; età; appartenenza religiosa; prestigio; potere.

Si possono distinguere 4 sistemi fondamentali di stratificazione delle società umane:

schiavitù: forma estrema di disuguaglianza, gli individui sono “posseduti” da altri come loro proprietà;

casta: associata alle culture del sub-continente indiano e alla credenza induista della reincarnazione, chi disattende i doveri della propria casta si troverà in una posizione inferiore nella vita successiva;

ceto: caratteristico del feudalesimo europeo, i ceti feudali erano formati da strati con doveri e diritti diversi;

classe: vasto gruppo di individui che condividono lo stesso tipo di risorse economiche, le quali influiscono sulle loro condizioni di vita.

Karl Marx e la struttura di classe.

Una classe è un gruppo di individui che condivide un determinato rapporto con i mezzi di produzione, mezzi con cui si provvede al proprio sostentamento. Nel corso della storia si sono sempre opposte due classi principali in base ai differenti mezzi di produzione e ai differenti rapporti di produzione caratteristici del periodo storico. Il rapporto tra classi è sempre stato un rapporto di sfruttamento.

La teoria di Max Weber.

Le dimensioni della stratificazione sociale sono:

la classe: si fonda sulla posizione di mercato, possesso dei mezzi di produzione + capacità e credenziali professionali (es. qualifiche, titoli di studio);

lo status (o ceto): si fonda su differenze sociali relative all’onore o al prestigio, viene riconosciuto attraverso lo stile di vita (abbigliamento, abitazione, modo di parlare ecc.);

il partito: gruppo di individui che operano insieme in virtù di origini, obiettivi o interessi comuni.

Classe e status non necessariamente coincidono. Né lo status, né il partito possono essere ridotti alle divisioni di classe.

Nelle società occidentali contemporanee è possibile distinguere la: classe superiore, classe media, classe operaia, sottoproletariato.

La mobilità sociale è data dai movimenti di individui e gruppi tra diverse posizioni socioeconomiche. È possibile distinguerla in:

mobilità verticale: movimento verso l’alto o verso il basso nella scala delle posizioni socioeconomiche;

mobilità orizzontale: movimento geografico attraverso quartieri, città, regioni e paesi;

mobilità ascendente: si ha quando un individuo o un gruppo guadagna in ricchezza, reddito, status ecc.;

mobilità discendente: si ha quando un individuo o un gruppo subisce una perdita di ricchezza, reddito, status ecc.

I canali di mobilità, sono i fattori tramite i quali è possibile mutare posizione.

La mobilità discendente, seppur meno frequente di quella ascendente, rimane un fenomeno diffuso.

I principali fattori della mobilità discendente sono: l’insorgere di problemi e disturbi psicologici; la disoccupazione; le ristrutturazioni aziendali; i tagli occupazionali; il divorzio (soprattutto per le donne).

Povertà (situazione di de-privazione di risorse materiali, utili per vivere e partecipare alla società): è definita povera una famiglia il cui reddito o la cui spesa per consumi, si pone sotto una (variabile storicamente, culturalmente e socialmente) soglia di povertà. Esistono tre criteri fondamentali per definire la soglia: assoluto; relativo e soggettivo.

Criterio assoluto: la soglia è definita rispetto ad un paniere minimo di beni sufficiente ad assicurare la sopravvivenza della famiglia; la povertà assoluta è definita come incapacità ad acquisire tale paniere.

Criterio relativo: la soglia è definita in base allo standard di vita medio della società considerata. Di norma lo standard è definito come una quota (pari di solito al 60%) del valore medio o mediano dei redditi equivalenti familiari; la povertà relativa è la condizione in cui si trovano tutte le persone che eguagliano o sono al di sotto di questa soglia.

Criterio soggettivo: la soglia è definita a quel livello di reddito che le famiglie considerano necessario per garantire uno standard minimo di benessere.



domenica 3 luglio 2016

Sociologia generale- la famiglia (cenni).

La famiglia (istituzione sociale) è un gruppo di persone direttamente legate da rapporti di parentela e legami di reciprocità, all’interno del quale i membri adulti hanno la responsabilità di allevare i bambini.

La parentela è un sistema di rapporti fondati sulla discendenza tra consanguinei (nonni, genitori, figli ecc.) o sul matrimonio (si parla di affini).

Il matrimonio è l’unione sessuale socialmente riconosciuta e approvata tra due individui adulti, OGGI (poiché non sempre è stato così in passato, ad esempio nella civiltà greco-romana) tramite atto pubblico (istituzione formale). Il matrimonio è sia civile che religioso (concorrenzialità culturale tra Stato e Chiesa).

In quasi tutte le società sono presenti:

famiglie nucleari: due adulti che vivono insieme sotto uno stesso tetto con i propri figli naturali o adottivi. Quando insieme alla coppia e ai suoi figli vivono sotto lo stesso tetto anche altri parenti prossimi (es. zii, fratelli, nipoti ecc.) in un rapporto stretto e continuativo, si parla di famiglie estese. Nelle società occidentali il matrimonio, e quindi la famiglia, sono associati alla monogamia. In altre società, invece, è possibile sposare più di un partner. Si parla quindi di poligamia, nello specifico, poliginia, se un uomo sposa più donne, e poliandria se una donna sposa più uomini.

Le principali interpretazioni teoriche della famiglia sono:

approccio funzionalista: la famiglia svolge compiti che contribuiscono a soddisfare i bisogni fondamentali della società e a preservare l’ordine sociale;

approccio femminista: contesta la visione della famiglia come regno dell’armonia e dell’uguaglianza;

nuove prospettive: pongono attenzione alle recenti trasformazioni della famiglia.

Secondo Parsons le due principali funzioni della famiglia sono: socializzazione primaria e stabilizzazione della personalità.



sabato 2 luglio 2016

Sociologia generale- cultura e società.

Cultura e società.

La cultura (intesa in senso antropologico, Tylor) è l’insieme dei segni, modi di vita e artefatti dei membri di una collettività o di gruppi al suo interno, in un dato tempo e luogo. Ogni cultura è sempre relativa. Una cultura non è mai un insieme omogeneo e coerente di tratti culturali, ma un insieme molto articolato di segni, modi di vita e artefatti tra loro eterogenei, stratificati, e che mutano a velocità diverse. Questo insieme complesso e i suoi elementi, possono essere descritti facendo riferimento ai seguenti sistemi di classificazione: in base al tipo di elemento culturale; in base alla diffusione\influenza; in base al “soggetto produttore”.
IN BASE AL TIPO:
aspetti materiali (cultura materiale): artefatti prodotti da una società
aspetti immateriali (cultura adattiva): linguaggio, simboli, credenze, conoscenze, saperi, valori e norme (cioè tutti gli oggetti simbolici).
Esiste una stretta interdipendenza tra i due insiemi. In generale, non può esistere la cultura materiale senza la cultura immateriale. La prima è sempre portatrice della seconda.
Gli aspetti immateriali più rilevanti sono:
I valori: le idee e le sensibilità che definiscono ciò che è considerato importante, degno e desiderabili in una cultura, e che guidano gli esseri umani nella loro interazione con l’ambiente sociale.
Le norme: regole di comportamento (scritte, formali, e non scritte, informali) che riflettono o incarnano i valori di una cultura.


I simboli: segni che rimandano a sistemi complessi di significato, e che li rappresentano (ad esempio, una bandiera rappresenta una nazione). I Miti sono costituiti da una struttura complessa di simboli, come l’arte. Simboli e miti, si radicano ad un livello antropologico profondo e sono alla base dell’identità collettiva e delle emozioni pubbliche di un dato gruppo.

La socializzazione è il processo attraverso cui il bambino, o un qualunque nuovo membro, apprende valori, norme e stili di vita della società di cui entra a far parte. È un processo attraverso cui il bambino inerme diventa gradualmente una persona consapevole di se stessa; non è una sorta di “programmazione culturale”; collega l’una all’altra le diverse generazioni; è un processo che dura quanto la vita stessa.
Si distingue tra:
Socializzazione primaria, che avviene durante l’infanzia ed è il periodo di più intenso apprendimento culturale.
Socializzazione secondaria, che comincia dopo l’infanzia per continuare fino alla maturità e oltre.
I principali agenti della socializzazione sono: famiglia, scuola, gruppo dei pari, organizzazioni, media, lavoro.


Attraverso il processo di socializzazione gli individui imparano a conoscere i ruoli sociali .

Un ruolo sociale è l’insieme dei comportamenti socialmente definiti che ci aspettiamo da chi ricopre un determinato status o posizione sociale.

Lo status può essere:

ascritto: assegnato sulla base di fattori biologici;

acquisito: ottenuto attraverso una prestazione.

In ogni società ci sono master status, cioè status che hanno priorità su tutti gli altri e determinano la posizione sociale complessiva di una persona.

L'istituzione è caratterizzata, come definito da Durkheim, da: esteriorità, coercitività e generalità.

Le istituzioni sono gli elementi che rendono possibile l’esistenza stessa della “società” (le danno forma, organizzazione, stabilità e riconoscibilità) Le istituzioni rappresentano i rapporti sociali reali ed hanno un alto valore simbolico. Gli attori sociali considerano le istituzioni come “oggettive”, comportamenti complessi che DEVONO ESSERE SEGUITI. Le istituzioni sono spesso formalizzate dal diritto positivo e la loro osservanza è garantita da sanzioni formali o informali. Le istituzioni sono presenti in ogni ambito della vita sociale (sono perciò politiche, culturali, economiche, ecc.) e possono essere divise in:

Istituzioni “organizzate” (come lo Stato, che possiede un apparato organizzativo, risorse, corpi di funzionari ecc.).

Istituzioni “diffusive” (il linguaggio, il denaro ecc.).



venerdì 1 luglio 2016

Sociologia generale- concetti base.

Come disciplina scientifica la Sociologia nasce intorno alla metà del XIX secolo, come risposta alla necessità di interpretazione dei profondi mutamenti sociali indotti da 3 sconvolgimenti storici:
la rivoluzione scientifica;
la rivoluzione industriale;
la rivoluzione francese.
La Sociologia è un prodotto del mutamento sociale. La società viene messa al centro del discorso scientifico-sociale. Già dall’inizio del ‘900, in particolare grazie alla Scuola di Chicago, si intraprese lo studio dei fatti quotidiani attraverso ricerche empiriche.
In Sociologia si fa uso di 5 prospettive fondamentali, tra loro interconnesse:
Ø la prospettiva demografica, che si occupa dei cambiamenti e delle tendenze quantitative delle popolazioni;
Ø la prospettiva psico-sociale, che cerca di spiegare i comportamenti in base al significato che essi assumono per gli individui;
Ø la prospettiva delle strutture collettive, in base alla quale i sociologi studiano gruppi, organizzazioni, comunità;
Ø la prospettiva delle relazioni, centrata sullo studio dei ruoli e delle aspettative ad essi collegate;
Ø la prospettiva culturale, che analizza i comportamenti sulla base degli elementi cardine della cultura: le norme e i valori.


L’analisi della vita sociale è condotta attraverso 2 livelli di analisi:
La microsociologia si occupa delle interazioni sociali quotidiane tra individui. Questo approccio tende a comprendere il significato che le persone attribuiscono agli atteggiamenti e ai comportamenti.
La macrosociologia si occupa delle strutture che sorreggono la vita sociale nel suo insieme: le principali istituzioni, gli ordinamenti politici, i sistemi economici. Si considerano, in particolare, i rapporti tra tali strutture e il loro mutamento nel tempo.
Principali teorie microsociologiche :
Teoria dello scambio. George Homans ha elaborato una teoria dell’interazione sociale fondata sul rapporto costi-benefici, sul tipo di “ricompensa” ricevuta in relazione ad un comportamento passato e sulla proiezione di future ricompense possibili.
Etnometodologia. Harold Garfinkel ha invece utilizzato una prospettiva di analisi fondata sulla conoscenza del “senso comune” che guida le interazioni quotidiane tra le persone.
Il modello drammaturgico di Erving Goffman basa il suo approccio sul fatto che gli individui si comporterebbero nelle loro interazioni esattamente come attori che interpretano dei personaggi sulla ribalta teatrale. Attraverso la “gestione delle impressioni” gli individui/attori imparano ad ottenere gli effetti voluti sugli altri attori coi quali interagiscono.

Interazionismo simbolico, il precursore fu George Herbert Mead, mentre il principale esponente è stato Herbert Blumer. Secondo gli interazionisti simbolici gli esseri umani non rispondono automaticamente a stimoli esterni, bensì attraverso una elaborazione complessa basata sulla attribuzione di significati sociali, espressi da simboli, agli stimoli ricevuti. È la conoscenza condivisa dei simboli, che si struttura nel linguaggio, che rende possibile la maggior parte dell’interazione.
Principali teorie macro, a livello “macro” gli approcci dominanti sono due : il funzionalismo e la teoria del conflitto.

Funzionalismo, Spencer paragonò la società ad un organismo vivente nel quale ogni parte svolge una funzione specifica nel mantenimento e nello sviluppo della vita, ma Durkheim affermò che per comprendere ogni fatto sociale è indispensabile analizzare sia le funzioni all’interno dell’organismo sociale che la relazione tra queste, così anche fatti sociali apparentemente solo negativi svolgono una funzione sociale precisa e spesso non negativa. Più recentemente autori come Talcott Parsons e Robert Merton, hanno codificato i principi basilari del funzionalismo moderno: La società è un sistema di parti interrelate, i sistemi sociali posseggono meccanismi di controllo e per questo sono essenzialmente stabili, esistono disfunzioni fisiologiche, ma esse tendono ad essere riassorbite dal sistema, il mutamento sociale è graduale, l’integrazione sociale dipende dal consenso di gran parte degli individui su un certo set di valori.
La teoria del conflitto (o conflittualismo) deriva dal pensiero di Karl Marx. Per Marx alla base della società e del suo mutamento sono una stratificazione per classi (definite in relazione alla proprietà dei mezzi di produzione) e il conflitto tra queste ultime. Il conflitto nel sistema non solo è fisiologico, ma è anche uno dei principali propulsori del mutamento. Alcuni postulati della moderna prospettiva conflittualista sono i seguenti: la struttura sociale si basa sul dominio di alcuni gruppi su altri, ciascun gruppo ha interessi comuni che si oppongono a quelli di altri gruppi, quando gli individui acquisiscono coscienza dei propri comuni interessi possono “agire” come classe, oltre che “essere” oggettivamente una classe. L’intensità dei conflitti di classe dipende da molti fattori, tra cui: il grado di accentramento del potere, le barriere di ingresso al potere, la libertà di pensiero e di azione politica.
La ricerca sociale consiste in una serie di procedure che consentono di formulare delle ipotesi e, attraverso una indagine empirica, di verificarle o falsificarle. L’ipotesi è definibile come enunciato temporaneo che suggerisce una correlazione tra due concetti. Tali concetti vanno trasformati in variabili. I sociologi, infatti, cercano di analizzare i fenomeni studiando le relazioni causa-effetto tra dimensioni misurabili (le variabili, appunto) e di individuare variabili indipendenti e variabili dipendenti. Nel corso del tempo, si sono sviluppate tecniche di ricerca sempre più sofisticate. Esse possono essere classificate in 4 categorie fondamentali:
Indagini campionarie;
Ricerche sul campo;
Ricerche storiche;
Ricerche sperimentali.

La ricerca di indagine campionaria
Nata già verso la metà dell’800, si è progressivamente affinata ed è andata diffondendosi di pari passo ai suoi progressi tecnici. Oggi si può considerare la metodologia più usata in assoluto. Consiste in una procedura per la quale, individuata una popolazione da studiare, se ne seleziona un piccolo gruppo che possa esserne un campione rappresentativo. La composizione di tale campione può avvenire attraverso diverse tecniche con caratteristiche differenti e specifiche. Se ben realizzata, tale procedura consente di generalizzare i risultati ottenuti analizzando dati rilevati dal campione (che di solito è molto meno numeroso della popolazione) a tutta la popolazione, ottenendo significative economie in termini di tempi e costi dell’indagine


La ricerca sul campo
Nata negli Stati Uniti intorno al 1920 la ricerca sul campo (o etnografica) fu molto utilizzata dalla Scuola di Chicago. Essa consiste nella presenza diretta del ricercatore “all’interno” della situazione da studiare, per poter osservare direttamente le dinamiche di interazione. Un’osservazione così ravvicinata (talvolta anche segretamente attuata) presta sicuramente dei vantaggi in termini di qualità delle informazioni rilevate, ma anche alcuni problemi. In particolare,
a) il coinvolgimento del ricercatore potrebbe risultare eccessivo e minare la sua obiettività
b) una siffatta analisi fornisce risultati spesso buoni ma difficilmente generalizzabili, proprio perché relativi ad una situazione specifica in un contesto specifico.

La ricerca storica
Uno dei padri della sociologia, Max Weber, usò in modo molto intenso e produttivo il metodo storico. In particolare, egli riuscì a stabilire un probabile rapporto di con-causazione tra la nascita del capitalismo e l’etica calvinista (celeberrima la sua opera “Etica protestante e spirito del capitalismo“). L’analisi dei processi storici, anche e soprattutto attraverso l’uso dei documenti, rimane per molti sociologi una metodologia di grande importanza ancor oggi.

La ricerca sperimentale
Verso la fine del XIX secolo, il metodo di laboratorio, tipico della psicologia, comincia a diffondersi anche in ambito sociologico. Per ricerca sperimentale, si intende una procedura di indagine, in genere applicabile su piccoli gruppi di individui, grazie alla quale si predispone un ambiente altamente controllato in cui vengono indotte “sperimentalmente” precise interazioni tra gli individui studiati. Di solito si costituiscono 2 gruppi di individui: il gruppo sperimentale, che viene sottoposto ad un determinato stimolo, e il gruppo di controllo, al quale non viene fornita alcuna sollecitazione specifica. L’osservazione e la misurazione delle reazioni dei 2 gruppi può fornire indicazioni preziose. Questa metodologia di ricerca è molto usata nello studio delle dinamiche di leadership, di cooperazione e competizione.

La cultura consiste dunque in valori, norme, regole e ideali generalmente condivisi da un determinato gruppo e che consentono a quel gruppo di funzionare e di permanere nel tempo. Essa viene trasmessa da una generazione all’altra attraverso la socializzazione.
Ci sono tante e significative differenze tra diverse culture ma esistono anche molti tratti in comune. Alcuni elementi possono essere riscontrati in tutte le culture e vengono definiti universali culturali.
Quando si parla di cultura è essenziale puntualizzare il significato di due concetti fondamentali: etnocentrismo e relativismo culturale.
L’etnocentrismo consiste nella tendenza a giudicare le altre culture in base alla somiglianza/differenza dalla propria.
Relativismo culturale: fu il sociologo americano William G. Sumner, nei primi anni del ‘900, a criticare l’approccio etnocentrico. Sumner sosteneva che una cultura può essere veramente compresa solo in una prospettiva “interna”, cioè sulla base dei valori suoi propri e delle caratteristiche specifiche del contesto. Inoltre, affermava l’antropologa Ruth Benedict , non solo ogni cultura va interpretata relativamente al suo contesto, ma anche “come un tutto“: nessun elemento della vita di un popolo può essere compreso se separato dal corpus della sua cultura. Tra la società, gli individui che la compongono e la loro cultura c’è un rapporto di inscindibilità e di interdipendenza.

Per struttura sociale si intende l’articolazione di status, ruoli e istituzioni nella quale gli individui vivono dando vita a gruppi e sistemi di relazioni di varia complessità. La struttura sociale è, dunque, il frame entro il quale – e grazie al quale – si svolgono le azioni sociali.
Uno status è una posizione che un individuo occupa all’interno di una struttura sociale. Si distinguono gli status ascritti, che vengono assunti alla nascita e senza una azione o una volontà dell’individuo (il genere, l’origine familiare, l’età …), dagli status acquisiti che derivano da scelte dell’individuo o di altri ( l’essere dottore, studente, moglie…).
Un ruolo è definibile come un insieme di comportamenti orientati secondo le aspettative legate ad un determinato status. Le aspettative di ruolo, cioè i comportamenti attesi in relazione agli status dell’individuo, possono essere formali o informali. Le aspettative formali sono quelle espresse in precise norme codificate ed emanate da una autorità a ciò titolata (ad es. le leggi e i regolamenti).
Le aspettative informali, invece, fanno riferimento a regole di comportamento generalmente accettate dal gruppo, anche se non formalizzate: ad es. le regole della buona educazione o il modo di vestirsi .
Agendo in conformità alle aspettative di ruolo si accede generalmente a delle ricompense sociali (il rispetto altrui, il denaro …), dette anche sanzioni positive; agendo invece in difformità si incorre in “punizioni” (il disprezzo altrui, le multe, la galera …), o sanzioni negative.
Le sanzioni servono a rafforzare le regole e, dunque, i meccanismi di status e ruoli indispensabili al funzionamento sociale.
Il conflitto di ruolo spesso viene risolto con la separazione dei ruoli.
Si definisce istituzione un insieme di status e ruoli che hanno lo scopo di soddisfare determinati bisogni sociali. L’istituzione è il tipo di organizzazione che la società adotta per soddisfare un bisogno o una serie di bisogni correlati.