La religione ricorre a una serie di simboli per ispirare sentimenti di riverenza o di timore ed è collegata a riti o cerimonie praticati dalla comunità dei credenti.
La magia è il tentativo di influenzare gli eventi con l’uso di posizioni, formule o pratiche rituali.
Religione: cerimonie regolari, svolte in luoghi particolari, a cui prende parte la comunità dei credenti.
Magia: praticata da individui e non da una comunità di credenti.
Karl Marx e la religione.
La religione è un insieme di idee e valori prodotti dagli esseri umani nel corso del loro sviluppo culturale, ma erroneamente proiettati su forze o personificazioni divine (L. Feuerbach).
La religione rappresenta l’autoalienazione umana, valori e idee creati dall’uomo, ma considerati il prodotto di esseri estranei o separati.
La religione è l’oppio dei popoli, rimanda felicità e ricompense alla vita ultraterrena e insegna l’accettazione delle condizioni date nell’esistenza presente.
Émile Durkheim e la religione.
“Una religione è un sistema coerente di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate e proibite, che riuniscono in una stessa comunità morale, chiamata chiesa, tutti coloro che vi aderiscono”.
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sabato 9 luglio 2016
giovedì 7 luglio 2016
Sociologia generale- Positivismo e neo-positivismo.
Positivismo.
La sociologia (con Comte, Spencer, Mill) nasce dal positivismo del XIX secolo: Il positivismo sociologico nato in Francia e in Inghilterra, concepisce la sociologia come scienza sintetica (uso confermativo della storia), interessata alle istituzioni, alla dinamica della morale e delle idee, con intenti, a tratti, tecnocratici. Con Émile Durkheim (positivista) questa disciplina si avvia ad essere una Scienza Analitica.
Per Durkheim, dall'opera Le regole del metodo sociologico, il fatto sociale è: “qualsiasi modo di fare, stabilito o no, che eserciti sull’individuo una costrizione esterna” (= REGOLA COLLETTIVA). Le caratteristiche del fatto sociale sono: Esteriorità, Generalità e Coercitività .
Come si studia il fatto sociale?
1)Il fatto sociale deve essere considerato come una “cosa” indipendente dalla volontà degli attori sociali;
2)Un fatto sociale ha sempre la sua causa in un fatto sociale antecedente (la struttura della società è la causa dei fatti sociali);
3)Una volta affermatosi, il fatto sociale svolge una funzione per il tutto (serve a qualcosa) che retroagisce sulla sua causa.
Neo-positivismo.
Nasce negli anni ’20 e ’30 ad opera del “Circolo di Vienna” (Hempel, Carnac, per un certo periodo Popper) i cui principali esponenti (scienziati e filosofi ad un tempo) saranno costretti ad emigrare negli USA con l’avvento del Nazismo. Esso dà vita a quella prima corrente del neo-positivismo detta positivismo logico che ha dominato la scienza (in gran parte anche le scienze sociali, soprattutto in area anglosassone) fino agli anni ’60. Il positivismo logico si fonda su: riduzione della riflessione filosofica all’epistemologia e alla metodologia; un’affermazione ha senso solo se può essere verificata empiricamente; matematica e statistica sono il fondamento del linguaggio scientifico.
Dopo gli anni ’30, l’evoluzione di questi principi fu guidata dai cambiamenti ontologici provocati dal principio di indeterminazione di Heisenberg e dalla teoria della relatività di Einstein: viene meno la certezza assoluta della scienza ed il mondo naturale appare maggiormente dominato dalla logica probabilistica. Ciò getta le basi per l’adozione del criterio falsificazionista (introdotto e studiato da Karl Popper) in luogo del vecchio criterio verificazionista: Il sapere non è mai definitivo ed assoluto ma solo provvisorio (nonostante la realtà “esista di per sé”); un’ipotesi per essere scientifica deve essere falsificabile: il controllo scientifico non avviene in positivo ma solo in “negativo”.
Paul Lazarsfeld (1901-1976), austriaco emigrato negli USA, è stato il principale esponente del neo-positivismo in sociologia. Egli ha fornito il supporto metodologico e tecnico al funzionalismo (in particolare quello di R.K. Merton, con il quale ha dato vita alla c.d. Scuola della Columbia University) – la corrente dominante in sociologia dagli anni ’30 agli anni ’60. Per Lazarsfeld: I fenomeni sociali (compreso l’individuo) vanno studiati attraverso il linguaggio delle variabili, cioè ridotti alle loro proprietà ed attributi statisticamente analizzabili; Il compito principale della ricerca sociologica è studiare la relazione tra variabili.
Dopo gli anni ’60 il positivismo logico viene ulteriormente superato in una nuova versione (da alcuni definita post-positivismo) per cui l’osservazione della realtà empirica, la sua rilevazione e analisi dipendete quasi totalmente dalla teoria adottata (Theory laden, “densa teoricamente”). Il positivismo logico prima e il post-positivismo dopo, mutano il senso della ricerca scientifica, rendono più consapevole il ricercatore che le fa proprie e tuttavia mantengono forti linee di continuità con il positivismo ottocentesco poiché: le tecniche statistiche, il modo di procedere operativo è del tutto simile a quello del primo positivismo; viene mantenuta la fede nella conoscibilità della realtà.
mercoledì 6 luglio 2016
Sociologia generale- sociologia della salute.
Strutturalismo
socio-culturale, Durkheim.
Individuazione
di una correlazione positiva tra integrazione sociale e salute. La
salute è normalità individuata statisticamente. La deviazione dalla
normalità è malattia. La
malattia per il sistema sociale è la fuoriuscita statisticamente
accertabile dalla
norma del tipo medio. Non
tutto ciò che è malattia per i singoli è dunque malattia per la
società.
La
coscienza collettiva, una forza culturale e normativa intrinseca
all’organismo sociale, è generatrice di salute societaria, in
quanto capace di contenere le individualità in una vita d’insieme,
pur attraverso periodiche effervescenze e nonostante la presenza di
un quid di forze devianti.
Vi
sono quattro tipi di forze morali: Altruismo o solidarismo, Egoismo,
Fatalismo e Anomia.
Egoismo
e altruismo riguardano, dal minimo al massimo, la variabile di
integrazione socio-culturale.
Anomia
(mancanza di norme sociali e
morali o
assenza di regolamentazione e sfrenatezza) e fatalismo riguardano,
dal minimo al massimo, la variabile della regolamentazione, del
controllo sociale.
La
salute deriva da ordinamenti sociali in cui c’è bilanciamento tra
egoismo e anomia (individualismo)da un lato e altruismo e fatalismo
(collettivismo) dall’altro.
Vi
sono quattro tipi di suicidio corrispondenti
al
prevalere di una delle quattro forze morali:
- Suicidio fatalistico delle società dispotiche, sacrificio non intenzionale.
- Suicidio altruistico, sacrificio volontario per l’adesione individuale alla coscienza collettiva e alle norme della comunità.
- Suicidio egoistico, attenuazione della pressione morale alla conformità sociale, incapacità di percepire la ragione del vivere in società.
- Suicidio anomico, anomia da mancanza o inefficacia persuasiva di norme morali, o anomia da effervescenza e attività sregolata.
Max
Weber, individualismo metodologico.
Agire
sociale quale
agire motivato dal senso individuale e rapportato all’agire di
altri soggetti.
Vi
sono quattro tipologie dell’agire sociale:
-
Agire sociale di tipo tradizionale, guidato
da regole e conoscenze dettate da abitudini acquisite e consolidate
dentro una cultura.
-
Agire sociale affettivamente orientato, compiuto sotto l’impulso
primario di affetti, emozioni e passioni.
-
Agire razionale rispetto al valore, guidato, secondo un obiettivo da
perseguire, dai valori religiosi riformati
-
Agire razionale rispetto allo scopo, azioni strumentali rivolte
esclusivamente all’obiettivo da raggiungere e spiegabili secondo
il modello causa effetto.
Weber
è il teorico della burocrazia e ne esalta la stabilità. La
burocrazia è una forma di governo delle società complesse, è
espressione del potere legale razionale (potere impersonale) che
nelle società moderne prende il posto del potere carismatico (potere
delle società tradizionali ché è legato alla persona che lo
esercita).
Questa
teoria ci permette la comprensione della moderna organizzazione del
sapere e delle pratiche mediche, quali risultato di un processo di
razionalizzazione e secolarizzazione. Allo stesso tempo ci rende
evidente come e perché il primato della razionalità strumentale
nelle cure sanitarie oggi sia messo in crisi da sollecitazioni a
favore dei valori e della umanizzazione, negli ospedali e nelle
pratiche sanitarie in genere.
Parsons
e lo struttural-funzionalismo.
Analisi
dell’atto intenzionale dell’attore sociale entro un contesto
istituzionale o sistema. Il
sistema sociale rappresenta un modo di organizzazione degli elementi
dell’azione. Tra sistema e attore c’è interpenetrazione e non
inclusione. Ogni sistema sociale deve assolvere quattro prerequisiti
funzionali per esistere, che compongono lo schema AGIL:
1.Adattamento
(Adaption)
– economia -
2.Perseguimento
selettivo delle mete (Goal
attaiment)
- politica –
3.Integrazione
sociale (social
Integration)
– cultura –
4.Mantenimento
della latenza (Latency)
– controllo -
Parsons
spiega salute e malattia in relazione ai ruoli assunti
da parte degli individui nella società. La salute coincide con la
capacità delle persone di assolvere i ruoli sociali. La malattia è
caratterizzata dalla incapacità di assolvere i compiti legati al
ruolo. Nel malato si produce infatti un cambio di ruolo: dai ruoli
della normalità al ruolo sociale di malato (sick
role).
Illness
è
la percezione soggettiva del malessere. Disease
è
la malattia secondo i canoni bio-medici. Sickness
la
rappresentazione sociale della malattia.
La
relazione medico-paziente.
Paternalismo
Disposizione
del medico che, non solo domina il rapporto con il suo paziente
attraverso la sua autorità, ma decide del suo destino clinico senza
l’obbligo di interpellarlo.
Consumismo
Medico
e paziente diventano rispettivamente un venditore e un consumatore.
Nella
relazione medico-paziente il consumismo è un modello che attrae
soprattutto persone di cultura medio-alta. I pazienti domandano un
ruolo attivo nella determinazione dei costi sanitari, cercano
informazioni e contestano la competenza del medico. Il medico può
arrivare alla negoziazione per mitigare le barriere che si creano con
il paziente.
Reciprocità
Questo
tipo di relazione è definito come ideale. Medico
e paziente sono orientati alla discussione critica dei punti in
questione e a risolverli. Si tratta di rapporto incentrato sulla
relazione (relationship
centered).
Noncuranza
I
ruoli e i fini nella relazione medico-paziente non sono chiari né
esiste nei due attori la volontà di conciliare il dialogo.
Quattro
fattori strutturali che hanno modificato la relazione
medico-paziente:
♦
Il processo di
“anonimizzazione” della figura del medico. Il medico non è più
la persona di riferimento per la salute a lungo termine. Lo
specialista è in relazione con il paziente solo per il tempo della
malattia.
♦
La nuova diagnostica
e lo iato tra medico e paziente. Le procedure diagnostiche che sempre
più vengono applicate dal medico rendono la comunicazione tra il
medico e il paziente più problematica.
♦ Il
processo di “giuridificazione” del corpo medico. Il medico
nell’intervento nei confronti del paziente deve confrontarsi con
una normativa che regola il suo operato.
♦ Il
processo di “economicizzazione”. L’entrata di logiche di
mercato nel sistema sanitario può comportare forti pressioni sul
corpo medico che ne è influenzato in termini di tempo e di scelte di
cura.
Il
rapporto medico-paziente viene colto – da Parsons – come
una relazione tra persone che sono portatrici di ruoli
istituzionalizzati, a cui corrispondono diritti e doveri specifici.
Il
ruolo dell’ammalato e il ruolo del medico sono così
caratterizzati:
a.
Intrinsecamente universalistici
b.
Funzionalmente specifici
c.
Affettivamente neutrali
d.
Esercitati in vista della collettività.
venerdì 1 luglio 2016
Sociologia generale- concetti base.
Come
disciplina scientifica la Sociologia nasce intorno alla metà del XIX
secolo, come risposta alla necessità di interpretazione dei profondi
mutamenti sociali indotti da 3 sconvolgimenti storici:
la
rivoluzione scientifica;
la
rivoluzione industriale;
la
rivoluzione francese.
La
Sociologia è un prodotto del mutamento sociale. La società viene
messa al centro del discorso scientifico-sociale. Già
dall’inizio del ‘900, in particolare grazie alla Scuola di
Chicago, si intraprese lo studio dei fatti quotidiani attraverso
ricerche empiriche.
In
Sociologia si fa uso di 5 prospettive fondamentali, tra loro
interconnesse:
Ø
la
prospettiva demografica, che si occupa dei cambiamenti e delle
tendenze quantitative delle popolazioni;
Ø
la
prospettiva psico-sociale, che cerca di spiegare i comportamenti in
base al significato che essi assumono per gli individui;
Ø
la
prospettiva delle strutture
collettive,
in base alla quale i sociologi studiano gruppi, organizzazioni,
comunità;
Ø
la
prospettiva delle relazioni, centrata sullo studio dei ruoli e delle
aspettative ad essi collegate;
Ø
la
prospettiva
culturale,
che analizza i comportamenti sulla base degli elementi cardine della
cultura: le norme e i valori.
L’analisi
della vita sociale è condotta attraverso 2 livelli di analisi:
La
microsociologia si occupa delle interazioni sociali quotidiane tra
individui. Questo approccio tende a comprendere il significato che le
persone attribuiscono agli atteggiamenti e ai comportamenti.
La
macrosociologia si occupa delle strutture che sorreggono la vita
sociale nel suo insieme: le principali istituzioni, gli ordinamenti
politici, i sistemi economici. Si considerano, in particolare, i
rapporti tra tali strutture e il loro mutamento nel tempo.
Principali
teorie microsociologiche
:
Teoria
dello scambio. George Homans ha elaborato una teoria dell’interazione
sociale fondata sul rapporto costi-benefici, sul tipo di “ricompensa”
ricevuta in relazione ad un comportamento passato e sulla proiezione
di future ricompense possibili.
Etnometodologia.
Harold Garfinkel ha invece utilizzato una prospettiva di analisi
fondata sulla conoscenza del “senso comune” che guida le
interazioni quotidiane tra le persone.
Il
modello drammaturgico di Erving Goffman basa il suo approccio sul
fatto che gli individui si comporterebbero nelle loro interazioni
esattamente come attori che interpretano dei personaggi sulla ribalta
teatrale. Attraverso la “gestione delle impressioni” gli
individui/attori imparano ad ottenere gli effetti voluti sugli altri
attori coi quali interagiscono.
Interazionismo
simbolico, il precursore fu George Herbert Mead, mentre il principale
esponente è stato Herbert Blumer. Secondo
gli interazionisti simbolici gli esseri umani non rispondono
automaticamente a stimoli esterni, bensì attraverso una elaborazione
complessa basata sulla attribuzione di significati sociali, espressi
da simboli, agli stimoli ricevuti. È la conoscenza condivisa dei
simboli, che si struttura nel linguaggio, che rende possibile la
maggior parte dell’interazione.
Principali
teorie macro,
a livello
“macro” gli approcci dominanti sono due : il funzionalismo e la
teoria del conflitto.
Funzionalismo,
Spencer paragonò
la società ad un organismo vivente nel quale ogni parte svolge una
funzione specifica nel mantenimento e nello sviluppo della vita, ma
Durkheim affermò che per comprendere ogni fatto sociale è
indispensabile analizzare sia le funzioni all’interno
dell’organismo sociale che la relazione tra queste, così anche
fatti sociali apparentemente solo negativi svolgono una funzione
sociale precisa e spesso non negativa. Più
recentemente autori come Talcott Parsons e Robert Merton, hanno
codificato i principi basilari del funzionalismo moderno: La società
è un sistema di parti interrelate, i sistemi sociali posseggono
meccanismi di controllo e per questo sono essenzialmente stabili,
esistono disfunzioni fisiologiche, ma esse tendono ad essere
riassorbite dal sistema, il mutamento sociale è graduale,
l’integrazione sociale dipende dal consenso di gran parte degli
individui su un certo set di valori.
La
teoria del conflitto (o conflittualismo) deriva dal pensiero di Karl
Marx. Per
Marx alla base della società e del suo mutamento sono una
stratificazione per classi (definite in relazione alla proprietà dei
mezzi di produzione) e il conflitto tra queste ultime. Il conflitto
nel sistema non solo è fisiologico, ma è anche uno dei principali
propulsori del mutamento. Alcuni postulati della moderna prospettiva
conflittualista sono i seguenti: la struttura sociale si basa sul
dominio di alcuni gruppi su altri, ciascun gruppo ha interessi comuni
che si oppongono a quelli di altri gruppi, quando gli individui
acquisiscono coscienza dei propri comuni interessi possono “agire”
come classe, oltre che “essere” oggettivamente una classe.
L’intensità dei conflitti di classe dipende da molti fattori, tra
cui: il grado di accentramento del potere, le barriere di ingresso al
potere, la libertà di pensiero e di azione politica.
La
ricerca sociale consiste in una serie di procedure che consentono di
formulare delle ipotesi e, attraverso una indagine empirica, di
verificarle o falsificarle. L’ipotesi è definibile come enunciato
temporaneo che suggerisce una correlazione tra due concetti. Tali
concetti vanno trasformati in variabili. I sociologi, infatti,
cercano di analizzare i fenomeni studiando le relazioni causa-effetto
tra dimensioni misurabili (le variabili, appunto) e di individuare
variabili indipendenti e variabili dipendenti. Nel corso del tempo,
si sono sviluppate tecniche di ricerca sempre più sofisticate. Esse
possono essere classificate in 4 categorie fondamentali:
Indagini
campionarie;
Ricerche
sul campo;
Ricerche
storiche;
Ricerche
sperimentali.
La
ricerca di indagine campionaria
Nata
già verso la metà dell’800, si è progressivamente affinata ed è
andata diffondendosi di pari passo ai suoi progressi tecnici. Oggi si
può considerare la metodologia più usata in assoluto. Consiste in
una procedura per la quale, individuata una popolazione da studiare,
se ne seleziona un piccolo gruppo che possa esserne un campione
rappresentativo. La composizione di tale campione può avvenire
attraverso diverse tecniche con caratteristiche differenti e
specifiche.
Se ben realizzata, tale procedura consente di
generalizzare i risultati ottenuti analizzando dati rilevati dal
campione (che di solito è molto meno numeroso della popolazione) a
tutta la popolazione, ottenendo significative economie in termini di
tempi e costi dell’indagine
La
ricerca sul campo
Nata
negli Stati Uniti intorno al 1920 la ricerca sul campo (o
etnografica) fu molto utilizzata dalla Scuola di Chicago. Essa
consiste nella presenza diretta del ricercatore “all’interno”
della situazione da studiare, per poter osservare direttamente le
dinamiche di interazione. Un’osservazione così ravvicinata
(talvolta anche segretamente attuata) presta sicuramente dei vantaggi
in termini di qualità delle informazioni rilevate, ma anche alcuni
problemi. In particolare,
a)
il coinvolgimento del ricercatore potrebbe risultare eccessivo e
minare la sua obiettività
b)
una siffatta analisi fornisce risultati spesso buoni ma difficilmente
generalizzabili, proprio perché relativi ad una situazione specifica
in un contesto specifico.
La
ricerca storica
Uno
dei padri della sociologia, Max Weber, usò in modo molto intenso e
produttivo il metodo storico. In particolare, egli riuscì a
stabilire un probabile rapporto di con-causazione tra la nascita del
capitalismo e l’etica calvinista (celeberrima la sua opera “Etica
protestante e spirito del capitalismo“).
L’analisi dei processi storici, anche e soprattutto attraverso
l’uso dei documenti, rimane per molti sociologi una metodologia di
grande importanza ancor oggi.
La
ricerca sperimentale
Verso
la fine del XIX secolo, il metodo di laboratorio, tipico della
psicologia, comincia a diffondersi anche in ambito sociologico. Per
ricerca sperimentale, si intende una procedura di indagine, in genere
applicabile su piccoli gruppi di individui, grazie alla quale si
predispone un ambiente altamente controllato in cui vengono indotte
“sperimentalmente” precise interazioni tra gli individui
studiati. Di solito si costituiscono 2 gruppi di individui: il gruppo
sperimentale, che viene sottoposto ad un determinato stimolo, e il
gruppo di controllo, al quale non viene fornita alcuna sollecitazione
specifica. L’osservazione e la misurazione delle reazioni dei 2
gruppi può fornire indicazioni preziose. Questa metodologia di
ricerca è molto usata nello studio delle dinamiche di leadership, di
cooperazione e competizione.
La
cultura consiste dunque in valori, norme, regole e ideali
generalmente condivisi da un determinato gruppo e che consentono a
quel gruppo di funzionare e di permanere nel tempo. Essa viene
trasmessa da una generazione all’altra attraverso la
socializzazione.
Ci
sono tante e significative differenze tra diverse culture ma esistono
anche molti tratti in comune. Alcuni elementi possono essere
riscontrati in tutte le culture e vengono definiti universali
culturali.
Quando
si parla di cultura è essenziale puntualizzare il significato di due
concetti fondamentali: etnocentrismo e relativismo culturale.
L’etnocentrismo
consiste nella tendenza a giudicare le altre culture in base alla
somiglianza/differenza dalla propria.
Relativismo
culturale: fu
il sociologo americano William G. Sumner, nei primi anni del ‘900,
a criticare l’approccio etnocentrico. Sumner sosteneva che una
cultura può essere veramente compresa solo in una prospettiva
“interna”, cioè sulla base dei valori suoi propri e delle
caratteristiche specifiche del contesto. Inoltre, affermava
l’antropologa Ruth Benedict , non solo ogni cultura va interpretata
relativamente al suo contesto, ma anche “come un tutto“: nessun
elemento della vita di un popolo può essere compreso se separato dal
corpus della sua cultura. Tra la società, gli individui che la
compongono e la loro cultura c’è un rapporto di inscindibilità e
di interdipendenza.
Per
struttura sociale si intende l’articolazione di status, ruoli e
istituzioni nella quale gli individui vivono dando vita a gruppi e
sistemi di relazioni di varia complessità. La struttura sociale è,
dunque, il frame entro il quale – e grazie al quale – si svolgono
le azioni sociali.
Uno
status è una posizione che un individuo occupa all’interno di una
struttura sociale. Si distinguono gli status ascritti, che vengono
assunti alla nascita e senza una azione o una volontà dell’individuo
(il genere, l’origine familiare, l’età …), dagli status
acquisiti che derivano da scelte dell’individuo o di altri (
l’essere dottore, studente, moglie…).
Un
ruolo è definibile come un insieme di comportamenti orientati
secondo le aspettative legate ad un determinato status.
Le
aspettative di ruolo, cioè i comportamenti attesi in relazione agli
status dell’individuo, possono essere formali o informali. Le
aspettative formali sono quelle espresse in precise norme codificate
ed emanate da una autorità a ciò titolata (ad es. le leggi e i
regolamenti).
Le aspettative informali, invece, fanno riferimento a regole di comportamento generalmente accettate dal gruppo, anche se non formalizzate: ad es. le regole della buona educazione o il modo di vestirsi .
Le aspettative informali, invece, fanno riferimento a regole di comportamento generalmente accettate dal gruppo, anche se non formalizzate: ad es. le regole della buona educazione o il modo di vestirsi .
Agendo
in conformità alle aspettative di ruolo si accede generalmente a
delle ricompense sociali (il rispetto altrui, il denaro …), dette
anche sanzioni positive; agendo invece in difformità si incorre in
“punizioni” (il disprezzo altrui, le multe, la galera …), o
sanzioni negative.
Le sanzioni servono a rafforzare le regole e, dunque, i meccanismi di status e ruoli indispensabili al funzionamento sociale.
Le sanzioni servono a rafforzare le regole e, dunque, i meccanismi di status e ruoli indispensabili al funzionamento sociale.
Il
conflitto di ruolo spesso viene risolto con la separazione dei ruoli.
Si
definisce istituzione un insieme di status e ruoli che hanno lo scopo
di soddisfare determinati bisogni sociali. L’istituzione è il tipo
di organizzazione che la società adotta per soddisfare un bisogno o
una serie di bisogni correlati.
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