Conoscevo, a grandi linee, la storia di Fatima Sarnicola dai suoi profili social, ma, solo ultimamente, mi ci sono soffermata maggiormente, tango da leggere il suo libro "La bambina che nessuno vedeva". Il romanzo segue la sua storia vera, dai primi anni di vita, passando per gli anni in orfanotrofio, fino all'adozione da parte di una coppia italiana insieme a sua sorella biologica. Dopo l'adozione le cose non sono sempre state semplici, ma grazie all'amore e alla pazienza dei suoi genitori, Fatima ha trovato la sua strada e ha imparato a convivere con il suo passato.
Mi sono commossa più volte durante la lettura di questo libro e spesso mi sono dovuta fermare. Avevo immaginato che sarebbe successo, ma non credevo così tanto.
Si tratta di una testimonianza che può aiutare aiutare tutte le famiglie, e tutti i figli, non solo quelle adottive. Ci insegna tanto sul rapporto genitori/figli, che non è sempre semplice.
Il libro:
"Fatima ha vissuto tre vite. La prima inizia nel villaggio di Skaciai, in Lituania, dove vive con una madre che non sarà mai tale. Fatima cresce in una casa che non protegge, in cui la notte entra senza chiedere permesso e porta con sé uomini sconosciuti, paura, freddo. È piccola, ma impara a non far rumore, a non chiedere, a resistere. La seconda comincia in un orfanotrofio, dove le giornate sono dure, il cibo non basta mai, ogni luce è spenta negli occhi dei compagni, senza nome come lei. È qui che la sua infanzia viene spezzata all’improvviso, quando accade qualcosa che nessuno dovrebbe vivere, tantomeno una bambina. La terza sboccia quando, a otto anni, conosce i suoi nuovi genitori. Non c’è distanza – neppure quella tra le pianure lituane e il mare di Agropoli – che l’amore di una famiglia non sappia colmare. In equilibrio tra un’infanzia ferita e un nuovo nome, Fatima scopre il coraggio di far sentire la propria voce e parlare di abbandono, adozione, famiglia. Oggi, quella bambina che nessuno vedeva racconta la sua storia, intima e potente, fatta di dolore e speranza. Oggi, quella bambina ci dice che esiste sempre un domani."

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